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Un uomo in "corsa"
E' la metafora che ricorre spesso sotto la sua penna, non solo per indicare la sua attività apostolica, la sua ansia di "evangelizzare" in tutto il mondo, ma anche il suo procedere senza indietreggiare di fronte agli ostacoli. Paolo è costantemente in viaggio. Si calcola che le distanze da lui percorse superino i 15.000 chilometri, una enormità per i mezzi di trasporto di allora.
I luoghi di missione sono le città pagane, dove vivono le comunità ebraiche della diaspora. L'evangelizzazione inizia nelle sinagoghe e continua nelle piazze. Quando è necessario, Paolo non esita a soffernarsi a lungo in un determinato luogo, soprattutto per consolidare nella fede le nuove comunità e per istruirvi i suoi collaboratori, elencati a decine e decine nelle sue lettere.
La sua eloquenza era caratterizzata dallo stesso zelo del viaggiatore. Spesso le sue lettere correvano avanti a lui, raggiungendo le comunità che l'instancabile viaggiatore non poteva visitare una seconda o terza volta.
La sua missione ecumenica appare davvero grandiosa persino allo stesso Paolo che osserva: "...partendo da Gerusalemme e in tutte le direzioni fino all'Illiria, ho portato a termine l'annuncio dell'evangelo di Cristo". E tutto ciò non senza passare attraverso grandi travagli: "Cinque volte dai Giudei ho ricevuto trentanove colpi, tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno ed una notte in balia delle onde; ...pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nelle città, pericoli nel deserto, ...pericoli da parte di falsi fratelli.
Da quell'incontro sulla strada di Damasco Paolo è nato una seconda volta. La sua secona vita è riassunta nell'ultimo saluto a Timoteo: "Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho mantenuto la fede"