Le piene del tevere - Parrocchia di San Giulio

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Le piene del tevere

Attività pregresse > Foto di Remo Guarino


Le piene alluvionali del Tevere sono state devastanti in passato sin dall’antichità, quando il suolo era più basso dell’attuale di 6/9 metri.
Si ritiene che la peggiore esondazione in assoluto sia avvenuta nel 1598. Allora vi furono 150 morti, di cui 80 solo nel Carcere Tor di Nona). L'epigrafe commemorativa riprodotta qui accanto si trova sull’edificio di S. Spirito in Sassia. La linea scura che procede dall'indice della mano segna il livello raggiunto dall'acqua.
Anche nel 1870 si ebbe una disastrosa piena. A Ripetta il livello del fiume aveva segnato l'altezza di 17,22 metri.  Era l'anno della dichiarazione di Roma capitale d’Italia e in quella circostanza il re visitò una parte della città in barca.

Nell'antichità le piene del Tevere erano un costante pericolo. In particolare, l'Isola tiberina veniva letteralmente sommersa e peretanto le sue rive furono rivestite di muri in marmo travertino che assunsero l'aspetto di una nave. Alcuni resti del rivestimento sono ancora visibili nella parte orientale. Più volte fu ipotizzata la deviazione del percorso del fiume per evitare alla città tali catastrofi, ma senza mai un approccio serio. Solo nel 1870 fu dato il via alla costruzione dei muraglioni di arginatura in marmo travertino. L’ultima pietra fu posta nel 1924. La loro altezza fu fissata a 18.45 metri sullo zero di Ripetta.

Roma poteva conservare il suo fiume, ma l'aspetto dellà città aveva subto una profonda trasformazione. I muraglioni infatti erano insolitamente alti, tanto da nascondere il letto del Tevere agli sguardi dei passanti. Anche Londra e Parigi hanno gli argini, ma molto più bassi.
La ragione di ciò va ricercata nella diversa struttura del bacino di raccolta delle acque dei fiumi. Diversamante dalla Senna e dal Tamigi, la cui portata cresce al massimo di 6 volte, il Tevere cresce a dismisura, fino a 25 volte, perchè dopo un certo tempo il suo bacino non assorbe più l'acqua piovana che finisce tutta nel suo corso. Mentre nelle campagne il fiume trova  grandi spazi per temporanei allagamenti, in città  arriva come un'onda di marea che travalica ogni sponda di livello inferiore.




        Cliccare qui per vedere il Tevere  
prima e dopo i muraglioni


Degne di nota sono le lapidi (nella foto a destra) apposte sulla facciata indicanti l'altezza raggiunta dalle inondazioni del Tevere. La più alta, circa 20 metri, riporta che "Il pontefice Clemente VIII al suo ritorno a Roma dopo il recupero di Ferrara maledice i vortici del Tevere fino a questo segno, mai prima così superbo, nell'anno del Signore 1598, nel giorno non delle calende di gennaio".

 
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